La terza missione dell’Università – L’Università come agorà

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di Franco Meloni, direttore di Aladinews*

E’ di questi giorni la notizia che la Regione Sarda cofinanzierà – utilizzando i fondi europei, con un investimento di 1 milione e 200mila euro, totale ripartito nei prossimi tre anni – l’attività del progetto Contamination Lab dell’Università di Cagliari, giunto quest’anno alla quarta edizione (1). Il ContaminationLab (Clab) aiuta i giovani studenti, di diverse appartenenze disciplinari, a ipotizzare e praticare nuova impresa legata ai saperi appresi o comunque sviluppati in ambito universitario. E’ solo un buon esempio, tra i tanti, della realizzazione della “terza missione” dell’Università, che affiancandosi alle altre due missioni canoniche della ricerca scientifica e dell’alta formazione, mette a sistema capacità e conoscenze al servizio del territorio.

Ma non ci basta, perchè quantunque oggi risulti evidente lo sforzo dell’Università di impegnarsi in tale direzione, se ne coglie ancora una persistente inadeguatezza rispetto alle esigenze della nostra società, tanto da giustificarsi tuttora l’accusa di sua eccessiva autoreferenzialità, che ne limita le potenzialità. E invece la nostra società ha bisogno come il pane delle conoscenze – elaborate, in parte importante, seppure non in esclusiva, al suo interno – che complessivamente costituiscono un fattore indispensabile per lo sviluppo dei territori e per il benessere delle comunità. E allora, cosa chiedere di più all’Università rispetto a quanto già fa positivamente? Innanzitutto di sviluppare la capacità di ascolto dei cittadini, delle imprese, delle amministrazioni e dell’associazionismo, moltiplicando al riguardo le occasioni di confronto, oltre le sedi formali. E, in conseguenza, di adeguare la sua offerta formativa e la sua presenza nel sociale. In pratica, come efficacemente sostiene Pietro Greco, giornalista di Rocca, “significa che nell’aprirsi l’Università si proponga come una «nuova agorà», una delle piazze della democrazia partecipativa (dove i cittadini si riuniscono per documentarsi, discutere e decidere) e della democrazia economica (dove non solo le grandi imprese attingono conoscenza per l’innovazione, ma i cittadini tutti acquisiscono i saperi necessari per il loro benessere, per la loro integrazione sociale, persino per una imprenditorialità dal basso)… superando l’ambito, riduttivo, del trasferimento di conoscenze per l’innovazione tecnologica e costituendo «reti sociali» con associazioni, centri culturali, enti locali, cittadini, lavoratori, imprese (piccole, medie e grandi)… promuovendo la nascita di un’intera costellazione di nuovi attori culturali, che si interfacciano con la società, e dall’altra sviluppando nuova conoscenza intorno ai rapporti scienza e società, con appositi centri interdisciplinari di ricerca” (2). – segue – Continua con la lettura »

Il Sindaco di tutti tra i condizionamenti di destra e le tentazioni di politiche di sinistra

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o-circo-seuratlampada aladin micromicro Su Aladinews.
Massimo Zedda è il Sindaco di tutti i cagliaritani. Di chi lo ha votato (39.900 voti sui 80.917 votanti, questi ultimi pari al 60,20% degli aventi diritto, precisamente 134.408 iscritti alle liste elettorali); di chi non lo ha votato; di chi si è astenuto o non ha proprio partecipato al voto (53.491 elettori). Se vogliano essere precisi è stato dunque votato dal 29,69% degli aventi diritto al voto (134.408). Ha vinto al primo turno avendo totalizzato con 39.900 voti il 50,86% (% calcolata sui voti validi ai candidati a sindaco e non sui voti validi complessivi). C’è da dire che Massimo ottiene 5.831 voti in più del totale dei voti alle liste che lo appoggiavano, contrariamente al suo maggiore antagonista Massida che ha ottenuto 1370 voti in meno del totale dei voti alle liste che lo sostenevano. Il successo personale del Sindaco peserà nella formazione della sua Giunta, cioè nella ripartizione degli incarichi assessoriali tra le varie formazioni che lo hanno sostenuto. Il successo della coalizione di centro sinistra e l’affermazione personale del Sindaco, che lo ha sicuramente fortemente incentivato, gli potranno consentire una certa relativizzazione del potere contrattuale delle formazioni non proprio di centro-sinistra, anzi con forti caratterizzazioni di destra che facevano parte della coalizione. Ci riferiamo specificamente al Psdaz, che ha ben saputo fiutare l’aria nel decidere il salto sul carro di quello che era considerato il probabile vincitore della contesa elettorale. L’acuta analisi di Carlo Melis, contenuta in un suo articolo apparso ieri (10 giugno) sulla News Sardegna Soprattutto, se è assai realista per quanto riguarda i probabili sviluppi della situazione politica cagliaritana e sarda, non lascia spazio a possibili seppur meno probabili esiti di segno positivo o, perlomeno, meno negativo. Invece, le stesse “aperture” del Sindaco Zedda verso la candidata sindaco dei 5 stelle Antonietta Martinez e perfino la sua “visita” al banchetto della raccolta-firme del Referendum contro l’Italicum e la riforma costituzionale, possono essere lette come interesse a lasciare aperte ipotesi diverse da quelle che Renzi vuole imporci (verso la costruzione del partito della Nazione). Indubbiamente Massimo Zedda possiede grandi capacità politiche, comprese quelle di opportunismo politico, senza voler dare a queste un segno necessariamente negativo. Lo ha dimostrato scoraggiando l’arrivo a Cagliari di Renzi e della Boschi, circostanza che gli avrebbe fatto perdere almeno 5 punti e che pertanto lo avrebbe costretto al ballottaggio con Piergiorgio Massidda. Peraltro tale valutazione è riconducibile direttamente a Massimo in un verosimile confronto con Pigliaru, quest’ultimo attendibilmente favorevole alla calata di Renzi e/o di Maria Elena Boschi. Certo è che oggi la confusione regna e domani ancor più regnerà sovrana, tutto sommato favorendo e rafforzando il potere di Massimo Zedda. Saprà e vorrà lui utilizzarlo per politiche di sinistra? Vedremo. Ma non a parole, perché politiche di sinistra significano cose precise, quali: interventi per i ceti meno abbienti, case popolari, allargamento del consenso sia tramite gli istituti della democrazia partecipativa, sia rompendo la pratica deleteria del “cerchio magico”, che premia troppo spesso i mediocri e lascia fuori persone competenti che non rinunciano allo spirito critico.

* dati del Ministero degli Interni.

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La realtà è altro dalla rappresentazione
di Carlo Melis, su SardegnaSoprattuto.
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Il voto di domenica 5 giugno: amministrative? Si ma con forti contenuti politici

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Ferula per 5 6 16lampadadialadmicromicro1Franco Meloni, direttore di Aladinews.

Domenica si vota a Cagliari e in molte altre città e in molti paesi della Sardegna e dell’Italia. Sono elezioni amministrative, per eleggere sindaci e consiglieri comunali, ma, come sempre, hanno valore politico. E’ giusto così. Perché l’amministrazione di una città o di un paese non può prescindere dalla gestione più generale della cosa pubblica ai diversi livelli istituzionali. Per questo, per fare un esempio, è importante sapere cosa pensano i diversi candidati della riforma costituzionale Renzi-Boschi-Verdini e certo non ci piace chi si schiera a favore di tale nefasta riforma e neppure chi ambiguamente non si schiera subito per il NO. Per diverse ragioni. Una di queste è che se le modifiche passassero al vaglio referendario si verificherebbe un sostanziale mutamento nei rapporti tra le autonomie locali e lo Stato. Nel senso che si tornerebbe ad un accentramento di poteri in mano allo Stato, nella catena di progressiva spoliazione dei poteri dalle periferie verso un centro sempre più lontano, anche dallo Stato e dall’Unione Europea (si veda il progetto di Trattato del commercio internazionale che ci consegna alle Multinazionali). Le riforme istituzionali anche ai nostri livelli ridimensionano i principi di sussidiarietà, cioè della partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica a partire dai livelli a loro più vicini, come l’amministrazione del proprio paese o della propria città. Occorre allora contrastare questo disegno, purtroppo pesantemente in attuazione. Lo dobbiamo fare e già lo facciamo, difendendo gli spazi di democrazia e di libertà, che in grande parte coincidono con la partecipazione popolare. Noi che siamo contro “l’uomo (o la donna) forte al comando” e avversi a ogni deriva autoritaria dell’“uomo (o della donna) della provvidenza”, siamo invece a favore del “popolo forte”, che attraverso gli strumenti della democrazia partecipa alla vita e ai destini della propria comunità. Questo principio della “democrazia partecipativa” è il vero discrimine tra le diverse proposte politiche presentateci. Per quanto riguarda Cagliari, la più convincente ci è sembrata quella di “Cagliari Città Capitale” che ha come candidato Sindaco Enrico Lobina. Crediamo (e auspichiamo) in un successo elettorale di questa Coalizione non solo per i programmi scritti nei siti web e nelle diverse pubblicazioni distribuite in questi giorni, ma per avere, personalmente e come Aladinews, seguito le molte iniziative in cui sono stati illustrati i contenuti delle proposte politiche (servizi sociali, abitazioni, immigrazioni, cultura, identità, strumenti di partecipazione, economia della città e della regione…), praticando l’ascolto della gente (una bocca per parlare e due orecchie per ascoltare). Ovviamente non essendo Aladinews una formazione politica, ma solo un piccolo giornale di opinione, votate chi volete, anche delle altre formazioni politiche, nelle quali sono presenti donne e uomini di valore, ma il nostro consiglio è di scegliere quanti attendibilmente continueranno a esserci dopo le elezioni e continueranno ad ascoltarvi/ci perché convinti che la sovranità appartiene al popolo, come recita in modo bello e chiaro la nostra (attuale) Costituzione repubblicana. Non deleghiamo a nessuno per quanto possibile il nostro futuro. In conclusione, pensando alla nostra Sardegna, ci piace riportare ancora una volta il pensiero di un grande patriota sardo, Giovanni Maria Angioy, che ci proietta in un possibile futuro migliore, a condizione di disporre di una classe dirigente (a tutti i Giovanni Maria Angioy Memoriale 2livelli) adeguata. Ed è quanto dobbiamo impegnarci a ricercare nella scelta delle persone migliori anche nell’odierna scadenza elettorale.
«Malgrado la cattiva amministrazione, l’insufficienza della popolazione e tutti gli intralci che ostacolano l’agricoltura, il commercio e l’industria, la Sardegna abbonda di tutto ciò che è necessario per il nutrimento e la sussistenza dei suoi abitanti. Se la Sardegna in uno stato di languore, senza governo, senza industria, dopo diversi secoli di disastri, possiede così grandi risorse, bisogna concludere che ben amministrata sarebbe uno degli stati più ricchi d’Europa, e che gli antichi non hanno avuto torto a rappresentarcela come un paese celebre per la sua grandezza, per la sua popolazione e per l’abbondanza della sua produzione.»
In calce riportiamo anche le linee programmatiche essenziali (4 grandi temi) che hanno caratterizzato la nostra presenza nella campagna elettorale, rammaricandoci di non aver conseguito l’obbiettivo di raggruppare in un’unica Coalizione le diverse liste al di fuori dei blocchi di potere del centro destra e del centro sinistra. Sarà per altre occasioni, che pur a breve si presenteranno. Almeno speriamo. (Franco Meloni, direttore di Aladinews)
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La parola ai cittadini

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Mercoledì 1° giugno 2016 nella nuova piazza all’imbocco del Corso Vittorio Emanuele* INCONTRO CON I CITTADINI dei candidati consiglieri comunali e del candidato Sindaco Enrico Lobina della Coalizione “Cagliari Città Capitale”. Dalle ore 18 alle ore 20.30.
In chiusura di serata Performance teatrale di Piero Marcialis su Cagliari e La Sarda Rivoluzione.
I candidati saranno intervistati da alcuni operatori culturali (giornalisti, docenti, professionisti) e da qualsiasi cittadino voglia rivolgere loro domande sui problemi della nostra città.

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* per la quale sono proposte diverse intitolazioni: “Martiri di Palabanda”, “Giovanni Maria Angioy”…

Referendum costituzionale: un NO ragionato

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I magistrati e il diritto-dovere di schierarsi al referendum

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Pubblichiamo l’intervento del procuratore della Repubblica di Torino a proposito della consultazione sulla riforma costituzionale
(su La Repubblica dell’8 maggio 2016, ripreso da La Repubblica online)

di ARMANDO SPATARO

I magistrati e il diritto-dovere di schierarsi al referendum
Spataro a un incontro del comitato milanese per il “no” (fotogramma da La Repubblica online)

CARO direttore, ebbene sì, lo confesso: ho aderito da subito al Comitato promotore per il “No” in vista del referendum confermativo della recente riforma costituzionale. E non basta: l’ho fatto anche per il “No” alla riforma bocciata nel giugno del 2006, allorché ho girato l’Italia in ogni possibile weekend, parlando di fronte ad ogni tipo di uditorio. Grazie ad una capillare opera di informazione, vinse il “No”, con il 61,3% degli oltre 25 milioni di votanti.

Avendo qui confessato queste colpe, potrei oggi essere accusato, secondo un pensiero che si va diffondendo, di appartenenza ad associazione per delinquere, con la qualifica di promotore e con l’aggravante della recidiva specifica: sembra, infatti, che sia quasi illegale che i magistrati possano “schierarsi” in un referendum di natura costituzionale. Tradirebbero, si dice, la loro terzietà e così confermerebbero la loro politicizzazione, una tesi di assoluta infondatezza. Dico subito che questo diritto-dovere di “schierarsi” non ha nulla a che fare con la contesa partitica-politica che si sviluppa nei periodi di campagna elettorale ed alla quale, certo, i magistrati devono rimanere estranei, come prevede anche il nostro codice deontologico. Qui si tratta, invece, di un diritto costituzionale di cui anche il magistrato – come ogni cittadino – è titolare e che viene oggi contestato, in misura ben più dura di quanto avvenne nel 2006, quasi che una “militanza civica” comporti rinuncia alla propria libertà morale e di giudizio, quasi che una simile testimonianza abbia il significato dello schierarsi “contro” qualcuno, piuttosto che “per” valori e principi.

Bisogna invece chiedersi perché mai un premier debba proporre una interpretazione impropria del referendum governativo: “per me” o “contro di me”, annunciando l’impegno di dimettersi in caso di vittoria del “No”! Perché mai questa scelta, visto che si tratta di una riforma voluta da una oscillante maggioranza di governo e non certo da un vasto schieramento trasversale, politicamente e culturalmente solido? La risposta pare risiedere nelle modalità di comunicazione per spot e tweet che l’attuale contesto storico sociale sembra imporre, sicché conviene – secondo alcuni – proporsi ai cittadini invocando fiducia nella propria immagine e nella propria capacità manageriale (con brand del tipo: “meno spese e tempi rapidi per le leggi! Via i laccioli del bicameralismo che compromettono la governabilità del paese e l’azione dell’esecutivo!”) senza doversi far carico di un difficile e motivato confronto con le preoccupazioni di chi ricorda che la nostra Costituzione fu approvata dopo diciotto mesi di lavoro da 556 parlamentari e giuristi di ogni estrazione, mentre questa riforma, anche attraverso mozioni di fiducia e tagli di emendamenti, ricorda piuttosto, almeno quanto al metodo, quella bocciata nel 2006, scritta da quattro “saggi” durante alcuni giorni estivi trascorsi a Lorenzago di Cadore. Occorre che dal “Fronte del NO” sia respinta, invece, ogni deriva che tenda alla politicizzazione del confronto per trasformarlo in scontro: “NO”, dunque, anche al mistificante spot pubblicitario di un futuro paese modernizzato ed efficiente grazie a questa riforma! Non esiste un “Governo costituente”, specie se nato da una maggioranza partorita da una legge dichiarata incostituzionale, anche perché – come ha scritto L. Ferrajoli – “se c’è una questione che non ha niente a che fare con le funzioni di Governo è precisamente la Costituzione”.

Bisogna attivarsi, allora, spiegando le ragioni del “No” ovunque sia possibile, nelle università, nei centri sociali, nei circoli di quartieri, anche attraverso strumenti informatici e moderne tecnologie, auspicando che il mondo dell’informazione televisiva e della carta stampata assicuri eguali possibilità di confronto alle due parti in causa. Bisogna ricordare a tutti che ben 56 costituzionalisti, tra cui 11 ex presidenti della Consulta e molti “saggi” in precedenza nominati per contribuire alla riforma della Costituzione, si sono schierati pubblicamente per il “NO”, pur con rilievi ricchi di spunti propositivi. Bisogna far conoscere le argomentate ragioni dei numerosi altri professori del Comitato per il NO che hanno criticato il futuro pericolo di squilibrio tra le componenti del Parlamento, quello di indebolimento delle autonomie regionali, nonché il rischio di influenza del Presidente del Consiglio nelle nomine degli organi di garanzia (dal Capo dello Stato ad una parte dei membri della Consulta e del CSM). E tanto altro potrebbe dirsi.

Perché mai, in questo quadro, sarebbe inaccettabile che i magistrati si impegnino e si espongano pubblicamente nella campagna per spingere i cittadini a votare “No”? A tanti di noi, piuttosto, tale impegno appare doveroso anche se, come ha detto Paolo Borgna, esso va attuato, “rifuggendo da atteggiamenti di schieramento e da logiche di amico-nemico” e ricordando quanto avvenne nel gennaio del 2005 e del 2010, in occasione delle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario, allorché tutti i magistrati italiani vi parteciparono stringendo in mano, ben visibile, una copia della Costituzione, quel pezzo di carta – disse Calamandrei – che non va lasciato cadere inerte al suolo.

P.S.: a chiunque avesse dei dubbi, consiglio di confrontare il vecchio ed il nuovo art. 70 della Costituzione, un rigo il primo, una pagina il secondo, riscritto questo – come ha detto G. Zagrebelsky – con tecnica da “decreto milleproroghe”.

Po ‘sa die de sa Sardigna’ 2016

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Cari Amici,
vi allego la locandina ed il comunicato per sa die 2016, convinta dell’impegno di tutti per la loro diffusione in vista della partecipazione alle iniziative comunemente promosse.
Un caro abbraccio
NEREIDE RUDAS, presidente
Po ‘sa die de sa Sardigna’ 2016
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Da vent’anni ritorna la festa nazionale del popolo sardo!
Sa die de sa Sardigna (28 aprile) congiunge la festa della liberazione dalla dittatura nazi-fascista (25 aprile) alla festa del lavoro (1 maggio) che in Sardegna è pure festa del martire testimone della fede cristiana, S. Efisio.
Nel loro svolgersi i Sardi sono chiamati a percorrere le strade delle città e dei paesi portando i segni che richiamano i significati dei propri valori: la libertà da ogni oppressione, l’affermazione della propria identità, la fede in valori metastorici.
Sa die de sa Sardigna, memoria del triennio rivoluzionario (1793- 96) e della cacciata dei Piemontesi il 28 aprile 1794, rappresenta la data d’inizio della Sardegna contemporanea per tre ragioni: la contestazione dell’ancien regime, comune alle rivoluzioni europee della fine del Settecento; la rivolta del popolo e della classe dirigente sarda per la riaffermazione della propria costituzione esprimentesi nel Parlamento stamentario; la volontà di dirigere l’economia, la società, la cultura.

Procurade de moderare, barones, sa tirannia… rappresenta il perenne grido dei diritti storici del Popolo sardo.

Giovedì prossimo, festa nazionale del Popolo sardo, a partire dalle ore 9,00, le associazioni culturali si riuniscono nel Salone del Palazzo Regio in Cagliari, il palazzo del potere conquistato allora dal popolo cagliaritano in rivolta in sa die de ‘acciappa.
Per le ore 11,30 il Comitato invita i cittadini a partecipare alla S. Messa celebrata in duomo dall’arcivescovo mons. Arrigo Miglio
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I Sardi di oggi vogliono essere i continuatori di quei valori di libertà, uguaglianza e fraternità, nell’impegno per l’affermazione della propria identità, di orgoglio del proprio passato e di coraggioso impegno per il futuro.

Buona festa:
per il 25 aprile, per sa die de sa Sardigna, per il 1° maggio 2016

IL COMITATO PER ‘SA DIE DE SA SARDIGNA’
Manifesto-Sa-Die-2016222

L’associazione culturale Stampaxi si presenta

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Sabato 16 aprile alle ore 18:00
Salone Parrocchiale Sant’Anna Via Fara 19 Cagliari
- La pagina fb dell’evento.
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Stampace Pano1
L’Associazione STAMPAXI si presenta con RACCONTI DI FABBRICHE: quattro edifici notevoli di Stampace che, a partire dai primi dell’Ottocento, hanno costruito la città rigenerandola in nuove dimensioni urbane e culturali a cinquanta anni di distanza fra loro.
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E’ uscito Rocca 08

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- E’ uscito Rocca 8 del 2016.

Appello di cittadini cagliaritani per una coalizione unitaria in alternativa ai poli di centro destra e di centro sinistra alle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Cagliari

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CAG palazzo BacCagliari, 1° aprile 2016

Al candidato sindaco della Coalizione Cagliari Città Capitale Enrico Lobina,
Al candidato sindaco della Lista La Quinta A Paolo Matta
Al candidato sindaco della Coalizione Insieme onestamente per Cagliari Paolo Casu
Alla candidata sindaco del Movimento 5 stelle Antonietta Martinez

Cari amici,
con l’avvicinarsi della prossima scadenza elettorale, il quadro è ormai chiaro. Gli schieramenti che fanno riferimento a Zedda ed a Massidda hanno finito per attrarre formazioni minori che, come spesso capita, hanno l‘ambizione di schierarsi con un possibile vincitore. Il movimento 5 stelle, dal canto suo, ha deciso di essere presente con una propria lista in solitaria. Nel prenderne atto, non rinunciamo a chiedere, anche a questi amici, di riflettere sul significato politico, potenzialmente vincente, di un’unica “terza forza” caparbia ed unita.
Il quadro attuale, essenzialmente caratterizzato da tatticismi, lascia in ombra soprattutto la politica e non offre alcuna risposta a quanti individuano il principale bisogno della città nella partecipazione dei cittadini e nella loro capacità di rispondere alle necessità, sostanziali e non solo estetiche, della civitas.
Sono molti gli scontenti, quelli che tanto non c’è niente da fare, quelli che magari saltiamo un turno, quelli che continueranno a tapparsi il naso, quelli che si organizzano per riprovare.
In quest’ultima categoria rientrano le proposte, in principio condivisibili, che hanno portato alla indicazione, da parte vostra, di un candidato sindaco sostenuto da liste ispirate proprio alla partecipazione.
Iniziative cha hanno il merito di animare e tentare di riempire di contenuti una campagna per molti versi disarmante, riempendola di contenuti ispirati alla partecipazione ed all’autogoverno.
Queste azioni politiche, tuttavia, non crediamo possano raggiungere una significativa forza di attrazione, se non dimostrano di possedere una forte capacità di dialogo, di sintesi, di unione, che consenta la formazione di un’unica coalizione. Un’unica coalizione che sia in grado di esprimere un unico candidato/a sindaco, pur mantenendo e valorizzando le leadership sinora maturate.

Siamo certi, del resto, che le vostre aggregazioni, ove se ne presentassero le condizioni, troverebbero un solido accordo per un comune programma di governo. Se così non fosse, non avremmo neppure motivo di proporre questo appello.
Perché, quindi, non esprimere sin d’ora questa capacità di sintesi, all’interno di una proposta capace di attrarre anche tanti di quei possibili elettori tra i quali prevalgono la delusione o la rassegnazione? Perché non considerare il valore aggiunto che potrebbe derivare da una scelta, saggia e coraggiosa, in grado di dare un diverso senso alla imminente campagna elettorale? Perché non offrire un’alternativa di riaggregazione anche ai tanti militanti dell’area sardista ed identitaria rimasti evidentemente delusi dalle scelte del Partito Sardo d’Azione?
Sicuri di interpretare l’aspettativa di tanti elettori che troverebbero in questa scelta occasione di rinnovata fiducia ed impegno per il futuro, vi chiediamo di presentarvi alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Cagliari all’interno di un’unica coalizione con un unico candidato sindaco.
Crediamo, anzi, che abbiate il dovere di farlo. Sia per consentire a tutti di partecipare in pieno alla campagna elettorale, di non restarne ai margini, sia perché sarebbe ben poca cosa, da parte vostra, chiedere ai tanti che la pensano come noi semplicemente di scegliere una tra le coalizioni di cui siete candidati sindaci.

Promotori dell’appello e primi firmatari

- Mario Argiolas, editore
- Fernando Codonesu, ingegnere libero professionista
- Gianni Loy, docente universitario
- Franco Meloni, giornalista pubblicista
- Roberto Paracchini, giornalista scientifico
- Gisella Trincas, impegnata nel campo dei diritti umani
- Claudia Zuncheddu, medico
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FONTE ALADINEWS
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